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Provincia Vergine Addolorata

Atto riparativo

I poveri hanno bisogno delle nostre mani per servirli, dei nostri cuori per amarli… (Madre Teresa di Calcutta)

Testo biblico di riferimento: Lc 4, 16 – 19

Riflessione
Fin dall’inizio della sua missione, Gesù manifesta la sua scelta preferenziale per i poveri, ai quali rivela il volto misericordioso del Padre, che si traduce spesso in una reintegrazione anche sociale. Ieri, come oggi, sono tante le forme di povertà che allungano le file degli emarginati e degli esclusi nella società del benessere. Tra esse, tutte quelle forme di fragilità sociale e psicologica, di mancata integrazione sociale, di tendenza alla depressione ed al nichilismo, che sempre più spesso si evidenziano anche nelle aree di maggiore benessere economico e che si collegano al venire meno della fiducia e della motivazione individuale e collettiva, alla mancanza di relazioni sociali significative, specie di tipo familiare, ad una identificazione lavorativa insoddisfacente ed alla carenza di comunità di vita solide.

Facendo nostro il programma di Gesù povero vogliamo riparare a queste forme di povertà e solitudine del mondo attorno a noi:

  • Promuovendo, nell’ambiente in cui operiamo, i valori della famiglia, della giustizia ed equità sociale, della fiducia nelle potenzialità della persona e della speranza;
  • Dando aiuto e supporto ai soggetti più deboli (individui, famiglie, comunità);
  • Cercando di formulare un vero e proprio progetto sul quale concentrare i propri sforzi attraverso un impegno diretto, personale o comunitario.

Impegno di vita
Chiamate anche noi, come Chiesa e come popolo di Dio, a condividere questo orizzonte di inclusione degli emarginati, ci impegniamo a porre i poveri e gli esclusi al centro della nostra vita e del nostro operato, facendo del servizio il criterio di valutazione oggettiva del nostro agire, qualunque sia il ruolo o l’ufficio che svolgiamo.

Preghiera finale
Padre misericordioso, donaci sempre il tuo Spirito, perché sappiamo vedere nel prossimo il tuo Figlio sofferente. Donaci la sensibilità del cuore e custodiscici nell’amore fraterno. Per Cristo nostro Signore. AMEN

 

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Atto riparativo

La comunicazione di oggi, troppo virtuale e poco reale…

La virtualizzazione della società si fa sentire in molti aspetti della nostra vita quotidiana. Uno degli ambiti in cui è più presente e spesso ha effetti più limitanti è quello della comunicazione.  I social network stanno sostituendo la vera comunicazione; oggi si preferisce la via più facile, più fredda per raggiungere l’altro. Il rischio che stiamo correndo è quello di dare solo semplici informazioni, non comunicando la parte più profonda di noi stessi…

Papa Francesco ci esorta: “Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto.”

Vogliamo riparare

  • Tutte le volte che usiamo i mezzi di comunicazione per non incontrare l’altro.
  • Tutte le volte che nella nostra comunicazione siamo freddi ed opportunisti.
  • Tutte le volte che preferiamo le amicizie virtuali di facebook invece di istaurare una vera relazione con l’altro.

Impegno di vita
Questa settimana mi impegno ad avvicinarmi all’altro attraverso il dialogo e la vicinanza, rinunciando parte del mio tempo ai social network.

Preghiamo
Signore Gesù, oggi viviamo in un mondo sempre più tecnologico dove è difficile incontrarsi. Aiutaci a riscoprire il senso vero del nostro comunicare e del nostro parlare, per essere testimoni della buona notizia che porta speranza e pace e fa che non strumentalizziamo  anche la tua Parola…

«Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5).
Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo

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Atto riparativo

“Una diffusa mentalità dell’utile, la cosiddetta cultura dello scarto che oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti, ha un altissimo costo: richiede di eliminare esseri umani, soprattutto se fisicamente o socialmente più deboli”. (Papa Francesco) “Non darò a nessuno alcun farmaco mortale neppure se richiestone, né mai proporrò un tale consiglio”. (Il giuramento di Ippocrate di Cos, ca. 460-377 a. C.)

La vecchiaia e le malattie degenerative, specialmente nelle società del benessere, vengono sempre più spesso considerate come “fase di declino”, di “insufficienza umana e sociale”. La persona, oggi, è meno preparata alla sofferenza e alla morte ed è angosciata sia dalla prospettiva di essere di peso, di dover soffrire, sia da quella di vedersi mantenuta in vita artificialmente, per questo può cadere facilmente nella tentazione dell’eutanasia, considerata come liberazione. 

Chiediamo perdono:

  • Per tutte le volte che dimentichiamo il valore della vita e della dignità umana
  • Per tutte le volte che non prendiamo posizione e con il nostro silenzio avalliamo questa cultura di morte

Impegno di vita
Ci impegniamo a passare un po’ di tempo con qualche persona anziana o con un malato per fargli sentire che c’è Qualcuno che non si dimentica mai di lui.

Preghiamo:
“Signore aiutaci a non dimenticare che quella religiosa e spirituale, è una dimensione che rimane vitale anche quando le capacità cognitive sono ridotte o perdute, che anche in presenza di malattie degenerative la mente e il cuore dei malati non interrompono il dialogo e la relazione con Dio. Aiutaci a non dimenticare che ogni anziano e ogni malato porta in sé il volto di Cristo e che non si possono eliminare, come ci propone la “cultura dello scarto". (Papa Francesco)

 

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