Novena a San Paolo della Croce 9° giorno

Novena a San Paolo della Croce
Curia Generalizia

18 OTTOBRE – 9° GIORNO:
TUTTE/I SIAMO CHIAMATE/I AD ESSERE VISIBILITÀ DELLA MEMORIA PASSIONIS: ALIMENTANDO IL FUOCO DELL’AMORE DIVINO

“Come faremo ad esser grati al nostro soavissimo Gesù? Vorrei che venisse in noi tanto fuoco di carità fino… a bruciare chi ci passa vicino! E non solamente chi ci passa vicino, ma anche i popoli lontani…, le nazioni, le tribù, in una parola, tutte le creature, affinché tutte conoscessero ed amassero il Sommo Bene”. (San Paolo della Croce)

P.: Sorelle carissime, per San Paolo della Croce l’immagine del fuoco è molto comune e soprattutto esperienziale. Nella sua biografia, infatti, si parla spesso di palpitazioni di cuore e di sollevamento delle costole tanto il cuore vibrava d’amore ardente per il Sommo Bene. Nelle sue lettere richiama la Passione come fornace dell’amore divino. Inoltre esorta spesso i suoi destinatari a chiedere al Signore di consumare il loro cuore con il fuoco del suo santo amore.
Gesù stesso cita l’immagine del fuoco quando parla della sua prossima passione: un fuoco d’amore gettato sulla terra delle nostre vite perché tutti abbiano la vita e la vita in abbondanza (Cf. Gv 10, 10). Quindi la Passione è fuoco che arde, purifica, brucia tutto ciò che è dannoso, rinnova, porta gioia, ebbrezza nello Spirito e liberazione.

LA PAROLA – Lc 12, 49-50: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!”.

Dalle lettere di San Paolo della Croce:
“Come Gesù! Come il caro Gesù ha voluto che la sua santissima vita sulla terra passasse sempre in mezzo a pene, fatiche, sforzi, angosce, disprezzi, calunnie, dolori, flagelli, chiodi, spine fino all’amarissima morte in croce, così, egualmente, quelli che si avvicinano a lui devono condurre la loro vita in mezzo alle pene. Gran Dio! Che sarà dei nostri cuori quando nuoteremo in quel mare infinito di dolcezza! Che sarà quando, lassù in ciclo, saremo tutti trasformati in Dio per amore e riceveremo in compenso quel bene infinito che è la ricompensa del nostro Dio! Che sarà quando canteremo per tutta l’eternità le divine misericordie, i trionfi dell’Agnello Immacolato e della nostra Madre, la santissima Vergine Maria! Che sarà quando canteremo senza mai cessare quell’eterno: Sanctus, Sanctus, Sanctus! Quando, insieme ai santi, canteremo i dolcissimi Alleluja del cielo! Che sarà dei nostri cuori e del nostro spirito quando saremo più uniti a Dio di quanto il fuoco è unito al ferro rovente che, senza cessare di essere ferro, sembra tutto fuoco! Amiamo dunque Dio, facciamoci molto piccoli e Dio allora ci farà grandi. L’amore è virtù unitiva e fa proprie le pene dell’Amato Bene. Se vi sentite tutta penetrata di dentro e di fuori dalle pene dello Sposo, fate festa; ma vi posso dire che questa festa si fa nella fornace del Divino Amore, perché il fuoco che penetra nelle ossa trasforma l’amante nell’amato, e mischiandosi l’amore col dolore, il dolore con l’amore, si fa un misto amoroso e doloroso, ma tanto unito che non si distingue né l’amore dal dolore né il dolore dall’amore, tanto che l’anima amante gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo doloroso amore”.

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